Se tu fossi un’arancia

Se i tuoi occhi, sapessero d’arancia,

li assaggerei, ogni giorno.

E se tu, potessi essere

Un’arancia,

saresti il  frutto proibito.

 

Non mi priverò di te,

solo per paura dell’inferno.

Non mi priverò della pelle ruvida.

 

Gelida tua perfezione,

assiderata al freddo delle fedi

che scelgono chi amare.

 

Candida dannazione

Fuori dal tempo

Senza uno spazio o un luogo

Per farsi amare.

 

Ma se tu fossi un’arancia, giuro

ti spremerei ogni spicchio

Per poter bere i tuoi aspri baci.

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Il tuo sapore di carta

La brace perde consistenza e si scioglie in cenere. E la cenere è più agile, ad abbracciare il vento. E nel vento fili d’aria tritano lieve polvere grigia, lontana rimembranza di fuoco, e del tuo ardore. E distrattamente si siede sulla punta dei tuoi capelli più lunghi, quelli che sfuggono vispi alla tenacia dell’elastico.

E sei di cenere, adesso, sai di cenere distratta e seduta, mentre ti giri preoccupata a sistemarti gli occhiali da sole sulla testa, e ti perdi uno sguardo dolce. Lo perdi per strada, e non te ne sei accorta, perché come quel pulviscolo di grigio fuoco, sei distratta, ed hai lasciato che come un foglio, o come una stanca foglia d’autunno, si lasciasse dondolare tra gli schiaffi delle auto in corsa. E dondolando qua e la, come un sorriso che scende le scale, si trova infine a terra. Ed io t’ho raccolta da terra. T’ho assaggiata baciando quel sorriso distratto e perso, che a malapena  mi chiedeva di te.

Sai d’arancia secca. Sai di chiuso, di casa ristagnante di carta, e libri e polvere tra le pagine, e lettere d’amore dimenticate e ritrovate, a volte. Sai di tiepido, di casa riscaldata dal termosifone, che non brucia ma sussurra tepore. E Penso all’arancia tagliata a rondelle, adagiata sul termosifone. Penso al suo succo acre che invece d’essere versato nel mio bicchiere, evapora nella tua stanza, e si unisce al tuo sorriso. Si unisce a quel sorriso nato adesso da una lettera d’amore ritrovata, mentre senza pensarci mordicchi tra i denti una vecchia matita azzurra.

E ti penso, sorridente, e bella, e distratta, che sai di cenere tra i capelli, e d’arancia secca.

E sai di casa, e di carta.

Occhi a pezzi

Questa sera lasciami piangere. Lasciami perdere. Non voglio ritrovarmi e non voglio ritrovarti, o amarti.

Questa sera ripenso a quando accanto a te credevo di essere felice. E non lo ero. E me l’hai detto te.

Questa sera ho gli occhi a pezzi. Perché hanno cercato il cuore, senza trovarlo. E si sono distrutti nel trovarti al suo posto.

Non è il tuo posto, vattene! Non è li che hai ancora spazio. Non li.

E chi è a piangere, e perché?

Vorrei non averti mai incontrato. Non averti mai creduto. Non essere nemmeno mai arrivata al mio primo respiro, e firmare nel mio destino il nostro primo sguardo.

Su brina

Su brina inconsistente sono stesa:
Sublime consistenza dell’arresa.
Turbìne come essenze mai contese,
Cabine come messe in luci accese.

Cambiati massi in lucidi divani
è qui che mi son stesa, lì che vani
ricordi ingurgitati m’hanno tesa
tra ricche gite, ma non m’hanno presa

Ed io rimango qui sulla mia brina
Ed io distesa qui nella mattina.

Pensieri opachi

Azzurro come il mare
Violento come il cielo,
di libertà e mistero
violato il mio pensiero.

T’avevo anche sognato
ma sogno è evanescente…
Un giorno non m’hai amato
Non sento quasi niente

Tu rompimi, fracassami
comprimi gli occhi e i cuori
Poi odiami, e poi amami
che pathos qui dimori

Tra gelidi pensieri
Tra mari congelati
Tra il mio domani e il ieri
Tra i miei pensieri opachi.